(ASCA) - Roma, 28 mar - Secondo le ultime notizie dal Giappone, la radioattivita' all'esterno del reattore n.2 di Fukushima avrebbe registrato un aumento significativo e quindi milioni di persone sarebbero esposte alle radiazioni e a rischio di danni permanenti senza che esista al momento alcuna arma preventiva perche' l'industria farmaceutica non ha prodotto fino ad oggi farmaci in grado di bloccare gli effetti sanitari devastanti di un'esposizione massiccia alle radiazioni: ''L'unico rimedio farmacologico al momento e' lo ioduro di potassio, la cui utilita' e' pero' limitata a scongiurare i tumori della tiroide - spiega Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano - negli ultimi 5 anni, tuttavia, alcuni farmaci candidati promettenti hanno cominciato ad essere impiegati negli studi sia sugli animali che sull'uomo, come riportato il 25 marzo sulla rivista Science. Purtroppo la mancanza di un mercato commerciale puo' spiegare perche' poche industrie farmaceutiche e pochi gruppi accademici abbiano voluto sviluppare questo ambito di ricerca. E' noto che un'esposizione ad alte dosi di radiazioni puo' far ammalare e anche uccidere le vittime attraverso danni al midollo osseo e al tratto gastroenterico, attraverso la generazione di radicali liberi che danneggiano il DNA delle cellule, portandole alla distruzione. La ricerca - prosegue Tirelli - sta cercando differenti approcci per contrastare questi processi. A Buffalo, ad esempio, si sta testando il CBLB502, essenzialmente un frammento modificato di una salmonella, che, iniettato nel corpo, stimola le cellule a produrre una proteina che agisce sui geni che sono la base del processo di distruzione cellulare. Quando questo potenziale farmaco e' stato iniettato in topi e scimmie sottoposti ad esposizione molto alte di radiazioni, e' riuscito ad evitare la loro morte. Questo farmaco stimola poi la produzione di molecole che assorbono i radicali liberi, limitando il danno sul DNA. Spero che la Food and Drug Administration (FDA), - auspica Tirelli - anche sulla sola base dei dati sugli animali, possa approvare subito questo farmaco sull'uomo, anche per contrastare il rischio piu' temibile a medio e lungo termine costituito dai tumori''. ''L'incidente di Fukushima - conclude Tirelli - potrebbe accelerare il lavoro nello sviluppare i radioprotettori per farli approvare al piu' presto''.
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