(ASCA) - Roma, 24 mar - Processi di sviluppo, formazione di un ceto medio, crescita dei consumi, ruolo dei giovani: sono alcuni fattori strutturali che possono contribuire a spiegare la conflittualita' che si e' innescata nei Paesi del Mediterraneo. La regione, intesa come l'arco dei Paesi della riva sud, dal Marocco alla Turchia, conta una popolazione complessiva di oltre 284 milioni di abitanti (il 4,2% della popolazione mondiale), con un peso demografico simile a quello degli Stati Uniti e superiore a quello della grande Russia e del popoloso Giappone. Il Pil cumulato della regione ammonta oggi a 1.444 miliardi di dollari (il 2,5% del Pil mondiale), quasi un terzo di quello della Cina, ma maggiore del prodotto complessivo dell'India. I sistemi economici dell'area si sono rivelati piu' dinamici di quelli occidentali: nel quinquennio 2004-2009 il Pil cumulato della regione e' cresciuto in termini reali del 22,4% (il doppio della crescita media dell'economia mondiale: +11,5%), a fronte di ritmi piu' contenuti registrati in altre aree del pianeta: +5,0% l'economia statunitense, +4,4% l'economia europea, -0,3% quella giapponese. Questi alcuni dei risultati della ricerca ''Il Mediterraneo diventa adulto'' realizzata dal Censis nell'ambito dell'iniziativa annuale ''Un giorno per Martinoli. Guardando al futuro''. La ricerca e' stata presentata oggi a Roma, presso la Sala dei Presidenti del Senato, da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, Presidente e Direttore Generale del Censis, e discussa da Marta Dassu', Direttore Generale dell'Aspen Institute Italia, Gianni De Michelis, Presidente dell'Ipalmo, Carlo Jean, Presidente del Centro Studi di Geopolitica Economica, Giampiero Massolo, Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri, Giuseppe Sacco, dell'Universita' Roma Tre.
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